La signora che mi ha chiamato un martedì mattina aveva fretta. Il padre era morto da un mese, l’alloggio in Borgo San Salvario era pieno fino al soffitto e l’amministratore le aveva già chiesto due volte quando sarebbe stato liberato. Poi ha aggiunto, quasi di passaggio, che lei e il fratello non avevano ancora deciso se accettare l’eredità.
Era la frase più importante della telefonata. Le ho chiesto se ne avesse parlato con un notaio, e le ho spiegato perché. Chi non ha ancora accettato un’eredità può fare certe cose dentro quella casa e altre no, e svuotarla rientra fra quelle che rischiano di cambiare la sua posizione senza che se ne accorga.
Non sono un notaio né un avvocato. Ti riporto le regole del codice civile come le racconto a chi mi chiama, perché tu arrivi dal professionista con le domande giuste.
Chiamato all’eredità ed erede non sono la stessa cosa
Quando una persona muore, chi potrebbe ereditare per legge o per testamento diventa «chiamato all’eredità». Erede lo diventa dopo, accettando. L’accettazione può essere espressa, con una dichiarazione in un atto pubblico o in una scrittura privata, oppure tacita, quando il chiamato si comporta in un modo che la presuppone. Esiste poi l’accettazione con beneficio d’inventario, che passa da una dichiarazione davanti al notaio o al cancelliere del tribunale e segue regole proprie.
Il diritto di accettare non scade dopo poche settimane. Il codice lo fa prescrivere in dieci anni, e chi ha interesse può chiedere al giudice di fissare un termine più breve. Nel frattempo la casa resta dov’è, con tutto quello che contiene, e qualcuno deve occuparsene. Il codice prevede anche questo.
Custodire, conservare, mettere in sicurezza
L’articolo 460 consente al chiamato, prima di accettare, di compiere atti conservativi, di vigilanza e di amministrazione temporanea. Sono i gesti che impediscono ai beni di rovinarsi senza deciderne la sorte. In una casa rimasta vuota corrispondono a cose molto concrete.
- Chiudere bene porte e finestre, e far riparare una serratura che non tiene.
- Chiudere gas e acqua se nessuno ci abita, e controllare che non ci siano perdite.
- Liberare frigorifero e dispensa da ciò che va a male.
- Ritirare la posta e tenerla da parte, senza buttare nulla.
- Arieggiare e verificare le infiltrazioni dopo un temporale.
- Mettere in un luogo sicuro documenti e oggetti preziosi che potrebbero sparire.
Lo scopo che accomuna questi gesti è proteggere ciò che c’è, lasciando aperta la questione di chi lo riceverà.
Un’abitudine che consiglio sempre. Quando porti via qualcosa per custodirlo, fotografalo nel punto in cui si trovava, scrivi un elenco con la data e conservalo insieme agli oggetti. Fallo sapere agli altri chiamati e mostralo al notaio. Se un giorno qualcuno chiederà che fine ha fatto quella scatola, la risposta sarà già scritta.
Quando svuotare diventa accettare
L’articolo 476 dice che l’accettazione è tacita quando il chiamato compie un atto che presuppone necessariamente la sua volontà di accettare e che non avrebbe il diritto di fare se non nella qualità di erede.
Buttare i mobili, regalarli, dividerli fra parenti, darli a un’associazione perché abbiano una seconda vita sono decisioni sulla sorte dei beni. Le prende, di regola, chi se ne considera il titolare, e un giudice potrebbe leggerle proprio così. Uno sgombero completo è fatto di centinaia di decisioni di questo tipo, una per oggetto.
C’è un altro articolo da conoscere, il 527. Il chiamato che sottrae o nasconde beni dell’eredità perde la facoltà di rinunciarvi e si considera erede puro e semplice. Portarsi a casa il servizio di piatti della nonna «perché tanto lo voleva lei», senza dirlo ai fratelli, è il genere di gesto che può essere letto in quel modo.
Il confine fra custodire e disporre lo traccia il caso concreto. Lo stesso gesto può avere effetti diversi a seconda di come e perché viene fatto, ed è questa la ragione per cui la domanda va posta a chi può valutare la tua situazione.
Chi ha le chiavi e il termine dei tre mesi
Qui c’è il punto che sorprende di più. L’articolo 485 riguarda il chiamato che si trova, a qualsiasi titolo, nel possesso di beni ereditari. Chi è in questa posizione deve fare l’inventario entro tre mesi dall’apertura della successione, cioè dalla morte, o da quando ha saputo dell’eredità. Se l’ha cominciato e non riesce a finirlo, il giudice può concedere una proroga, di regola non oltre altri tre mesi. Se il termine passa senza inventario, il chiamato è considerato erede puro e semplice, anche se non ha mai firmato niente.
Cosa significhi in concreto «essere nel possesso» lo valutano il notaio e, se si arriva a discuterne, i giudici. Aver vissuto con il genitore, tenere le chiavi, continuare a usare la casa sono situazioni che possono pesare. Se hai il mazzo in tasca da settimane, è la prima cosa da chiarire, perché i tre mesi corrono anche mentre si rimanda.
Esiste anche la situazione opposta. Se nessuno ha accettato e nessun chiamato è nel possesso dei beni, il tribunale può nominare un curatore dell’eredità, che da quel momento amministra la casa (articolo 528). Quando c’è un curatore, anche dello sgombero si parla con lui.
La domanda da fare al notaio prima di tutto
Prima di chiamare me o chiunque altro, fissa un appuntamento con un notaio, anche solo per un parere. Le domande da portare sono poche.
- Mi trovo nel possesso dei beni ereditari e, se sì, da quando corre il termine per l’inventario?
- Quali interventi posso fare in casa nel frattempo senza che valgano come accettazione?
- Se l’alloggio va liberato per una ragione esterna, come un contratto di affitto che finisce, qual è la strada corretta?
- Se decido di rinunciare, chi si occuperà di ciò che resta dentro?
Con le risposte in mano il lavoro si organizza. Un sopralluogo, che serve a vedere e a misurare, si può fare anche prima; l’intervento aspetta il via libera. Quando il notaio segue già la pratica, mi coordino con i tempi dei suoi atti, come faccio abitualmente con gli studi notarili. Da lì in poi lo sgombero segue la sequenza che ho descritto per chi ha già avviato la successione.
In ogni caso, la prima cosa da salvare è la carta. Testamenti, atti, libretti e polizze stanno nei cassetti, dentro i libri, nelle scatole di latta, e sono proprio i documenti che il notaio ti chiederà. Nell’articolo sui documenti da conservare svuotando casa trovi dove cercarli.
Riassumendo
Finché non accetti l’eredità sei un chiamato, e la legge ti consente di custodire la casa, metterla in sicurezza e salvare ciò che rischia di andare perso. Svuotarla, regalare o dividere gli oggetti sono gesti che possono valere come accettazione tacita, e sottrarre beni fa perdere la possibilità di rinunciare. Se sei nel possesso dei beni corre un termine di tre mesi per l’inventario, e il possesso può dipendere anche da chi tiene le chiavi. La prima telefonata va quindi al notaio, e le sue risposte stabiliscono se e quando lo sgombero può cominciare.
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