il Consulente dello Sgombero
Home · Blog
Blog

Le fotografie di famiglia: cosa farne

di Alessandro Isola ·

C’è un momento ricorrente in ogni casa che svuoto. Si apre un armadio, escono cinque scatole di fotografie, e la persona accanto a me si siede. Da lì in avanti, per almeno un’ora, non si lavora più.

Non è tempo perso, è anzi la parte del lavoro che conta di più. Ma va affrontata con un metodo, altrimenti finisce in uno di due modi sbagliati.

I due errori opposti

Il primo errore è portarsi via tutto. Diciotto scatole di fotografie passano dalla soffitta di chi non c’è più alla cantina di chi resta, dove nessuno le guarderà per altri trent’anni. Il problema è stato spostato, non risolto, e verrà scaricato sulla generazione successiva, che avrà ancora meno strumenti per riconoscere le persone ritratte.

Il secondo errore è decidere di getto, in mezzo alla polvere, in un giorno emotivamente pesante, buttando per stanchezza. È l’unico tipo di scelta di cui poi ci si pente davvero, perché a differenza di un mobile una fotografia non si ricompra.

La regola che uso, e non ammette eccezioni

La fotografia è l’unica categoria di oggetti per cui suggerisco sempre di rimandare la decisione. Durante lo sgombero non si seleziona. Si raccoglie tutto in un contenitore, lo si etichetta e lo si porta via. Punto.

La selezione si fa dopo, a casa propria, con un tavolo grande, con calma e possibilmente con qualcun altro. È un lavoro diverso e va fatto in un altro momento. Nessuno, in vent’anni, si è mai pentito di aver rimandato di una settimana la scelta sulle fotografie.

Come selezionare, quando arriva il momento

Un criterio che funziona bene, per ordine di priorità:

  1. Le persone riconoscibili contano più dei luoghi. Un ritratto di tua nonna a vent’anni vale più di dodici diapositive di un panorama di montagna.
  2. Gli irripetibili prima dei ripetuti. Nei rullini analogici lo stesso soggetto compare spesso in cinque scatti pressoché identici, e se ne tiene uno.
  3. Le più antiche hanno la precedenza. Una foto degli anni Venti su cartoncino rigido è un documento. Una stampa degli anni Novanta di una gita, raramente.
  4. Il retro è la parte più importante. Se qualcuno ha scritto nome, luogo e data, quella foto diventa una fonte. Conservala anche se è mossa.
  5. Le foto senza nessuno che sappia dire chi sono sono le prime a poter andare, per quanto sembri brutale. Una faccia senza nome, fra due generazioni, non è più memoria.

Chiedere finché si è in tempo

Il consiglio più utile che posso dare non riguarda lo sgombero, ma quello che viene prima. Se in famiglia c’è ancora qualcuno in grado di riconoscere le persone nelle fotografie, una zia, un cugino anziano, prendetevi un pomeriggio e scrivete i nomi sul retro con una matita morbida.

È un lavoro che si può fare solo finché quella persona c’è. Dopo, nessuna tecnologia lo recupera.

Digitalizzare, ma con misura

La digitalizzazione risolve il problema dello spazio, a patto di ridimensionare le aspettative. Scannerizzare tremila fotografie è un progetto, non un pomeriggio. Meglio essere realistici e digitalizzare la selezione buona, non l’intero fondo.

Qualche accorgimento pratico. Le fotografie storiche si scansionano a risoluzione alta, quelle recenti no. I file vanno rinominati con anno e soggetto, perché una cartella di quattromila file numerati è illeggibile quanto una scatola. E una copia va tenuta in un posto diverso dall’altra, perché un disco che si rompe azzera il lavoro di mesi.

Occhio anche ai supporti che invecchiano male, diapositive, negativi e vecchi album con fogli adesivi e pellicola trasparente. Quegli album in particolare sono i peggiori nemici delle fotografie, perché la colla ingiallisce e attacca le stampe in modo irreversibile. Se ne trovi, togli le foto prima che si rovinino ulteriormente.

Cosa fare del resto

Le fotografie scartate non vanno nella raccolta della carta. Le stampe fotografiche tradizionali hanno un supporto che carta riciclabile non è, e finiscono nell’indifferenziato. Le cornici invece si separano, e vetro, legno e metallo prendono strade diverse.

E se la famiglia possiede fotografie che documentano luoghi, mestieri o eventi della città, valuta la donazione a un archivio storico locale o a un’associazione del territorio. Non tutto ciò che non interessa più a una famiglia è privo di interesse per tutti.

Per riassumere

Non decidere in casa. Raccogli tutto, portalo via, seleziona dopo con calma. Privilegia persone riconoscibili, scatti irripetibili e foto datate sul retro. Fai scrivere i nomi finché c’è chi li ricorda. Digitalizza la selezione, non tutto, e tieni due copie in luoghi diversi. Le stampe scartate non vanno nella carta.


Approfondisci: Lettere e diari trovati in uno sgombero · Come svuotare la casa dei genitori · Valutazione degli oggetti · Per gli eredi

Hai una casa o uno spazio da liberare?

Richiedi sopralluogo gratuitoChiamami: +39 327 174 8043