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Cosa fare di una casa piena di libri

di Alessandro Isola ·

Le case di chi ha letto molto si riconoscono prima ancora di entrare. Si sente il peso sul pavimento. Migliaia di volumi accumulati in cinquant’anni, spesso dentro mobili costruiti apposta. E poi arriva la domanda, sempre quella. «Non li vorrà mica buttare?»

No. Ma nemmeno tutti si salvano, ed è giusto saperlo prima.

Perché i libri sono difficili

Il problema è aritmetico, non sentimentale. Il mercato dell’usato è saturo di volumi comuni. Le stesse edizioni tascabili degli anni Settanta e Ottanta esistono in decine di migliaia di copie, e nessuno le cerca. Le biblioteche pubbliche hanno spazio limitato e criteri di acquisizione precisi. Le associazioni accettano volentieri, ma quantità gestibili.

Poi c’è il peso, che nessuno considera finché non solleva la prima scatola. I libri pesano moltissimo e temono l’umidità. Un metro lineare di scaffale pieno pesa quanto un mobile, e una biblioteca conservata in cantina è spesso già compromessa prima ancora che si decida cosa farne.

La divisione che faccio sempre

In pratica, i volumi di una casa si distribuiscono in quattro gruppi.

Quelli che qualcuno cerca davvero. Edizioni antiche, prime edizioni, libri d’arte e cataloghi di mostre, volumi illustrati di pregio, libri con dedica dell’autore, testi specialistici e fuori catalogo, edizioni locali su Torino e il Piemonte. Sono una minoranza, ma in una casa piena di libri ci sono.

Quelli utilizzabili da altri. Narrativa recente in buono stato, saggistica non datata, libri per ragazzi, gialli e classici. Sono il grosso di ciò che si dona.

Quelli senza destinazione. Manuali tecnici superati, guide turistiche vecchie, enciclopedie a fascicoli, testi scolastici di edizioni non più in adozione, riviste rilegate. Amaro dirlo, ma di questi nessuno ha bisogno.

Quelli rovinati. Muffa, macchie di umidità, pagine incollate, dorsi staccati. Non sono donabili in nessun caso, perché un volume ammuffito contamina quelli vicini.

Dove trovano una seconda vita

Le strade che funzionano meglio, in ordine di praticabilità:

  • Associazioni e parrocchie del territorio che organizzano mercatini o biblioteche di quartiere;
  • Case di riposo, ospedali, case circondariali, che accettano narrativa in buono stato. Meglio chiedere prima, perché ciascuna ha esigenze diverse;
  • Scuole e biblioteche scolastiche, in particolare per libri per ragazzi e divulgazione;
  • Biblioteche civiche, che valutano acquisizioni per fondi specifici quando il materiale è di interesse;
  • Librerie dell’usato e antiquariato, per la fascia che ha effettivamente un mercato;
  • Bookcrossing e scaffali di scambio, per i volumi comuni ma in buono stato.

Una precisazione onesta. Nessuna di queste realtà accetta «tutto». Chi telefona dicendo «ho tremila libri, li prendete?» si sente rispondere di no. Chi si presenta con duecento volumi scelti e coerenti si sente rispondere di sì molto più spesso. Quello che si regala davvero non è la biblioteca intera, ma la parte che qualcuno può usare.

Il caso delle biblioteche importanti

Quando la casa appartiene a uno studioso, un professionista o un collezionista, fermati prima di disperdere. Un fondo coerente, costruito su un tema, un autore o una disciplina, può avere un interesse che i singoli volumi non hanno.

In quei casi si chiede a un’istituzione. Una biblioteca universitaria, un archivio, una fondazione, un’associazione specializzata. È una richiesta che porta via tempo e non sempre va a buon fine, ma un fondo disperso non si ricompone più.

Prima di far uscire qualsiasi cosa

Torno su una regola che vale per tutta la casa e per i libri in modo particolare. Si sfogliano tutti. Non per leggerli, per scuoterli.

Dentro i libri si trova di tutto: banconote, fotografie, lettere, santini, ritagli di giornale, documenti d’identità scaduti, biglietti del treno di cinquant’anni fa. È il nascondiglio preferito di intere generazioni. Nelle biblioteche numerose questa sola operazione richiede ore, ed è tempo speso bene.

Cosa succede a ciò che non si salva

I libri non recuperabili vanno alla raccolta della carta, e prima si rimuovono le parti che carta non sono. Copertine plastificate rigide, spirali metalliche, cofanetti in materiale misto. I volumi ammuffiti, invece, nella carta non vanno affatto, perché la contaminazione rende problematico l’intero lotto. Si conferiscono come indifferenziato.

Gli scaffali sono un capitolo a parte. Le librerie su misura in legno massello si smontano e spesso si recuperano; quelle in truciolare montate a parete raramente sopravvivono allo smontaggio.

In pratica

Divide i volumi in quattro gruppi: ricercati, utilizzabili, senza destinazione, rovinati. Dona una selezione coerente invece di offrire tutto, e valuta le istituzioni quando esiste un fondo tematico unitario. Sfoglia ogni libro prima di farlo uscire, perché è lì che le famiglie nascondono le cose. I volumi ammuffiti non vanno nella raccolta della carta.


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