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Sgomberare un negozio a fine attività

di Alessandro Isola ·

Chiudere un’attività non è mai solo una decisione amministrativa. È la fine di qualcosa in cui una persona ha messo anni, e il giorno in cui si smonta l’insegna è raramente un giorno sereno. Detto questo, è anche un’operazione con scadenze precise, e arrivarci organizzati riduce parecchio la fatica.

Il vincolo che governa tutto, cioè il contratto

La data di riconsegna del locale è il perno intorno a cui ruota ogni altra cosa. Prima di pianificare qualsiasi attività va riletto il contratto di locazione, cercando tre informazioni.

In che stato va restituito il locale. Molti contratti prevedono la riconsegna nello stato in cui era stato consegnato, altri ammettono le migliorie realizzate. Non è un dettaglio, perché cambia se le pareti in cartongesso, il controsoffitto e l’impianto di illuminazione vanno rimossi o restano.

Cosa succede alle opere realizzate dal conduttore. Vetrine, banconi fissi, impianti aggiuntivi, pavimentazioni. La loro sorte dipende da quanto pattuito, ed è la voce che genera più contenziosi alla riconsegna.

I termini di preavviso e le penali per il ritardo. Determinano quanto margine reale hai.

Su questi punti l’interlocutore giusto è chi ha seguito il contratto, non chi svuota. Ma il piano dell’intervento si costruisce su quelle risposte.

L’ordine giusto delle operazioni

Il rischio ricorrente è cominciare dalla parte visibile, svuotando gli scaffali della sala vendita, e arrivare all’ultima settimana con il magazzino intatto. La sequenza che funziona è l’opposta.

  1. Il magazzino e il retro, che sono la parte più voluminosa e meno visibile. Si liberano per primi, mentre l’attività può ancora funzionare a ranghi ridotti.
  2. Le giacenze di merce, con le loro destinazioni definite dall’azienda: liquidazione, restituzione a fornitori, cessione, donazione.
  3. Gli arredi mobili: scaffalature, espositori, sedute, arredo di supporto.
  4. Gli impianti e le opere fisse, se il contratto ne prevede la rimozione. È la fase più tecnica e va fatta a locale vuoto.
  5. L’insegna e la comunicazione esterna, per ultima, perché rimuoverla prima segnala la chiusura quando ancora si sta lavorando.

L’insegna e i vincoli esterni

Merita un paragrafo perché è il punto in cui ci si dimentica che si sta lavorando su suolo o facciata pubblica.

La rimozione di un’insegna comporta spesso l’uso di attrezzature che occupano il marciapiede, e in quel caso valgono le regole sull’occupazione temporanea di suolo pubblico. Se il locale si trova in una via del centro storico, possono esserci vincoli sulla facciata che riguardano anche il ripristino: fori da chiudere, tinteggiature, staffe da rimuovere.

Va inoltre verificato se l’insegna era oggetto di un’autorizzazione e se la sua rimozione richieda una comunicazione. Sono adempimenti che spettano al titolare dell’attività, ma è utile che chi esegue il lavoro li conosca per non creare problemi.

L’insegna si smonta per ultima. Finché è su, il negozio sta chiudendo. Quando è giù, ha chiuso.

Gli arredi su misura, il nodo tecnico

Nei negozi la maggior parte degli arredi è realizzata su misura e fissata a parete o a pavimento. Questo ha due conseguenze.

La prima è che lo smontaggio produce danni prevedibili. Staffe, tasselli, tracce di collante, differenze di tinteggiatura dove l’arredo proteggeva la parete. Vanno messe in conto e, se il contratto lo richiede, ripristinate.

La seconda è che questi arredi si recuperano male. Un bancone costruito per quel locale non serve a nessun altro. Alcune componenti però sì: piani in materiali pregiati, illuminazione, vetrine modulari, arredi di marca in buono stato trovano acquirenti o realtà interessate.

Le attrezzature, due categorie diverse

Nei negozi con lavorazione, bar, gastronomie, laboratori, le attrezzature vanno divise in modo netto.

Le apparecchiature funzionanti hanno un mercato dell’usato attivo e meritano una valutazione prima di essere dismesse. Frigoriferi professionali, forni, banconi refrigerati, macchine per il caffè.

Le apparecchiature non funzionanti sono RAEE professionali, con le stesse cautele viste per il domestico e in più il regime dei rifiuti da attività economica. In particolare, i banchi frigo e i sistemi di refrigerazione contengono gas che devono essere recuperati da personale abilitato prima della dismissione. Non è un passaggio saltabile.

Le utenze e la parte amministrativa

Un promemoria che sembra ovvio e che regolarmente sfugge. Le utenze non vanno chiuse prima della fine dei lavori. Servono luce per lavorare e, in molti casi, acqua per la pulizia finale. La disdetta si programma dopo la riconsegna, non prima.

Stesso discorso per l’allarme e le eventuali telecamere. Se vanno rimossi, è l’ultima operazione, non la prima.

Da ricordare

Parti dal contratto: stato di riconsegna, sorte delle opere realizzate, termini. Poi lavora dal fondo verso la vetrina, magazzino, giacenze, arredi mobili, opere fisse, insegna per ultima. Metti in conto i ripristini dopo lo smontaggio degli arredi su misura, valuta le attrezzature funzionanti prima di dismetterle e ricorda che i sistemi di refrigerazione richiedono il recupero dei gas. Le utenze si chiudono dopo, non prima.


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