Nei palazzi storici di Torino le cantine sono scavate sotto il livello stradale, spesso con volte in mattoni e nessuna aerazione degna di questo nome. Dopo qualche anno di porta chiusa, quello che trovi dentro non è quello che ricordavi di averci messo. Conviene saperlo prima di scendere.
Cosa fa l’umidità agli oggetti
L’umidità non danneggia tutto allo stesso modo, e questo cambia radicalmente la selezione.
- Cartone e carta: sono i primi a cedere. Gli scatoloni si gonfiano, il fondo si apre appena li sollevi, i libri si incollano fra loro. Un archivio conservato in cantina per dieci anni è quasi sempre perduto.
- Tessuti e imbottiti: materassi, poltrone, tende e vestiti assorbono e trattengono. Anche quando sembrano asciutti in superficie, all’interno hanno sviluppato muffa. Non sono donabili.
- Legno: dipende dal tipo. Il truciolare si sfalda e si gonfia in modo irreversibile; il legno massello spesso regge e, dopo un’asciugatura, può essere ancora recuperabile.
- Metalli: ruggine superficiale quasi sempre, cedimento strutturale raramente. Attrezzi e biciclette si recuperano più spesso di quanto si creda.
- Elettrodomestici e apparecchi elettrici: da considerare fuori uso a prescindere dall’aspetto. L’umidità nei circuiti non si vede e li rende insicuri.
Il momento dell’apertura
Una cantina chiusa da anni va aperta con qualche accortezza. Non per allarmismo, ma perché l’aria ferma, la muffa e l’eventuale presenza di animali sono la regola.
Si apre, si lascia arieggiare il tempo necessario e solo dopo si entra, con luce propria, perché la lampadina, se c’è, spesso non funziona, e con calzature chiuse. Prima di appoggiare le mani conviene guardare, perché nidi, escrementi di roditori e insetti sono frequenti negli spazi interrati abbandonati.
La cantina è l’unico ambiente in cui consiglio sempre di non entrare da soli la prima volta.
Quello che si trova quasi sempre
Dopo anni di lavoro sotto il livello stradale, l’inventario si ripete con una regolarità sorprendente. Barattoli di vernice mai finiti, bottiglie vuote, mobili smontati «da riparare», valigie rigide, cornici, sci e attrezzatura sportiva, damigiane, un ciclomotore, riviste legate con lo spago.
Due categorie meritano attenzione particolare. Le conserve e le bottiglie vanno svuotate prima del conferimento, perché vetro e contenuto seguono strade diverse. I prodotti chimici, vernici, solventi, acidi per la pulizia, antiruggine, pesticidi, sono rifiuti pericolosi e non possono finire nell’indifferenziato. Vanno isolati e conferiti nei canali dedicati.
Come cambia la logistica
Una cantina umida rallenta il lavoro per ragioni fisiche, non organizzative. Gli scatoloni vanno svuotati sul posto perché non reggono il trasporto. Il materiale bagnato pesa molto più di quanto sembri. I corridoi comuni degli interrati sono stretti e con curve strette, e i carrelli spesso non passano.
C’è poi il tema del rispetto degli spazi comuni. Nei condomini torinesi il corridoio delle cantine è di tutti, e lasciarlo pieno di materiale in attesa di carico è il modo più rapido per creare tensioni. Si lavora a flusso continuo, portando fuori man mano.
Dopo lo svuotamento
Uno spazio liberato ma ancora umido torna a rovinarsi. Se la cantina verrà riutilizzata, approfitta del vuoto per capire da dove viene l’acqua, perché infiltrazione dal muro, risalita capillare dal pavimento e semplice condensa da mancata aerazione hanno rimedi diversi.
Il consiglio pratico, quando lo spazio verrà riusato. Non appoggiare più nulla direttamente a terra o contro il muro, e usa scaffalature metalliche e contenitori in plastica con coperchio al posto del cartone. È l’unica cosa che davvero cambia il destino delle cose che ci metterai.
In pratica
Nella cantina umida cartone, tessuti, truciolare ed elettrici sono in genere perduti; legno massello e metalli si recuperano più spesso. Si apre arieggiando, si entra con luce propria, si isolano subito i prodotti chimici come rifiuti pericolosi e si lavora a flusso continuo per non intasare gli spazi comuni. Se lo spazio tornerà in uso, il vuoto è il momento giusto per capire da dove arriva l’acqua.
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