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Vernici, solventi e rifiuti pericolosi

di Alessandro Isola ·

In quasi ogni cantina di Torino c’è uno scaffale con dieci barattoli di vernice mezzi vuoti, una bottiglia di acido muriatico, una latta di diluente e qualche bomboletta spray senza tappo. Nessuno li ha mai considerati un problema. Sono invece rifiuti pericolosi, e hanno regole loro.

Come si riconoscono

Il criterio più semplice è guardare l’etichetta. I pittogrammi di pericolo, il rombo bianco bordato di rosso con il simbolo nero (sulle confezioni più vecchie un quadrato arancione), indicano prodotti infiammabili, corrosivi, tossici, nocivi per l’ambiente. Se un contenitore li porta, il suo residuo è rifiuto pericoloso, anche quando è quasi vuoto.

Quando l’etichetta è illeggibile o assente, e in cantina succede spesso, vale la regola prudenziale. Un liquido non identificabile si tratta come pericoloso.

L’elenco di quello che si trova davvero

  • Vernici, smalti, impregnanti a base solvente e i loro residui secchi
  • Diluenti, acquaragia, trielina e altri solventi
  • Acidi e prodotti per pulizie aggressive: muriatico, disgorganti, antiruggine
  • Bombolette spray di qualsiasi tipo, comprese quelle apparentemente vuote
  • Colle, siliconi, resine bicomponenti
  • Pesticidi, diserbanti, antiparassitari, spesso presenti in quantità sorprendenti nelle case con giardino
  • Oli minerali da motore, da catena, olio esausto di ogni genere
  • Batterie e pile di ogni formato, dalle stilo a quelle al piombo
  • Lampade a scarica, neon e lampade a risparmio energetico, che contengono mercurio
  • Termometri a mercurio e vecchi strumenti di misura
  • Cartucce e toner di stampanti, non sempre pericolosi ma con una raccolta dedicata
  • Farmaci scaduti

Perché non vanno nell’indifferenziato

Tre motivi molto concreti.

Il primo riguarda la sicurezza immediata. Contenitori di solventi schiacciati nel mezzo di compattazione, o pile al litio danneggiate, sono una causa nota di incendi nei mezzi di raccolta e negli impianti.

Il secondo è la contaminazione. Un litro di olio esausto o di solvente disperso compromette una quantità d’acqua sproporzionata rispetto al volume. Lo scarico del lavandino o il tombino del cortile non sono una destinazione, per quanto la tentazione sia comprensibile.

Il terzo è che questi materiali hanno percorsi di trattamento dedicati che funzionano, ma solo se il rifiuto arriva separato e riconoscibile.

Come li gestisco durante uno sgombero

La sequenza è sempre la stessa. Durante il sopralluogo faccio una ricognizione specifica su questa categoria, ed è fra le prime cose che cerco negli scaffali di cantina, nel sottolavello, nel ripostiglio del terrazzo e nel box.

Il giorno dell’intervento questi contenitori vengono isolati per primi, tenuti in piedi, non impilati sotto pesi, non mescolati con il resto e trasportati separatamente. I contenitori che perdono si mettono in un contenitore secondario.

Non si travasa mai. Non si accorpano prodotti diversi nello stesso recipiente «per fare spazio», perché mescolare sostanze incompatibili è esattamente il tipo di improvvisazione che produce reazioni indesiderate.

E non si conferiscono con gli ingombranti. Seguono i canali previsti per i rifiuti urbani pericolosi, secondo le modalità del gestore del servizio.

Le quantità contano

Lo dico per chiarezza. Le regole dei centri di raccolta sono pensate per le utenze domestiche e prevedono quantità ragionevoli. Chi svuota la cantina di un privato rientra in genere in quel perimetro.

Diverso è il caso di un magazzino, di una vecchia officina, di un laboratorio o di un deposito con fusti e quantitativi da attività professionale. Lì non si tratta più di rifiuto urbano e servono operatori e procedure specifiche. È una distinzione che va fatta prima di caricare, non dopo.

Il caso delle bombolette

Meritano una nota perché sono le più sottovalutate. Una bomboletta spray «vuota» contiene quasi sempre gas propellente in pressione. Non va forata, non va schiacciata, non va esposta al sole in un mezzo chiuso. Le bombolette di prodotti pericolosi seguono la loro filiera; quelle di prodotti innocui, come alcuni deodoranti, seguono le indicazioni locali sui metalli, sempre integre.

Cosa puoi fare tu

Se stai preparando casa, non spostarli e non toccarli. Lasciali dove sono e segnalali. È la categoria per cui è più utile che se ne occupi chi sa riconoscerli, invece di ritrovarsi con un sacco pesante e un contenuto misto.

E se hai residui recenti di lavori appena fatti, ricorda che ogni prodotto conserva sull’etichetta le indicazioni di smaltimento. Sono la fonte più affidabile.

Per riassumere

Sono pericolosi tutti i prodotti con pittogramma di pericolo e ogni liquido non identificabile. Non vanno nell’indifferenziato, non si versano negli scarichi, non si travasano né si mescolano. Vanno isolati per primi, tenuti integri e conferiti nei canali dedicati. Le regole domestiche valgono per quantità ordinarie, mentre depositi e laboratori richiedono percorsi professionali.


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