Nessuno me lo chiede mai apertamente, ma lo leggo in faccia a molte persone il giorno del sopralluogo. Aprire la porta di casa a un estraneo che ne guarderà ogni cassetto mette a disagio, e sarebbe strano il contrario.
Parliamone, allora, perché in questo mestiere la riservatezza non è un valore aggiunto. È un requisito minimo.
Cosa si vede, realmente
Chi svuota una casa vede più di quanto vedrebbe qualunque ospite, qualunque parente, in certi casi più di quanto vedesse chi ci abitava.
Si vedono le condizioni in cui una persona viveva davvero, che spesso non corrispondono a quelle che mostrava. Si vedono referti medici, lettere, fotografie, corrispondenza con avvocati o enti. Si intuiscono situazioni familiari complicate dall’assenza o dalla presenza di certi oggetti. Si scoprono cose che i figli non sapevano dei genitori.
Non è materiale che si cerca. È materiale che compare, perché va spostata ogni cosa e va aperto ogni cassetto.
Nessuno può promettere di non vedere. Si può però promettere cosa fa di ciò che ha visto.
Le regole che mi sono dato
Non sono adempimenti formali, sono comportamenti operativi.
- Non si commenta. Né durante il lavoro, né fra colleghi, né con il committente. Il giudizio su come qualcuno viveva non è richiesto.
- Non si legge. Documenti, lettere e agende si spostano guardando quanto basta a capire se sono da conservare. Non si sfogliano per curiosità.
- Non si racconta fuori. Nemmeno in forma anonima, nemmeno come aneddoto. Un aneddoto in una città come Torino torna indietro più in fretta di quanto si creda.
- Non si fotografa ciò che è privato. Le foto documentano ambienti, non contenuti personali.
- Non si toccano gli spazi fuori perimetro. Se una stanza è esclusa, resta chiusa.
- Ciò che sembra importante si segnala e si mette da parte, non si valuta e non si decide.
Alla squadra chiedo la stessa cosa, e per me è un criterio di selezione delle persone quanto la capacità di portare un armadio.
Cosa dovresti chiedere a chiunque
Alcune domande legittime, che nessuno dovrebbe prendere male.
Chi entrerà in casa? Hai diritto di sapere quante persone e che siano identificabili. Una squadra in divisa con nomi noti è diversa da un gruppo di persone che cambia ogni volta.
Cosa succede se trovate documenti o valori? La risposta corretta è che vengono messi da parte e riconsegnati, non che «li portiamo via con il resto».
Le foto che fate dove finiscono? Devono essere consegnate a te e non usate per altro senza il tuo consenso.
I miei dati come vengono trattati? Un professionista serio ha un’informativa privacy e sa dirti per quanto tempo conserva i tuoi contatti. Sul mio sito le informative sono pubbliche e consultabili da chiunque, anche prima di contattarmi.
Il caso degli oggetti imbarazzanti
È un tema che non compare mai negli articoli di settore e che nella realtà si presenta spesso. Nelle case si trovano oggetti personali, materiale intimo, cose che la persona non avrebbe voluto che nessuno vedesse, soprattutto quando quella persona è morta e sono i figli a essere presenti.
La regola che applico è di discrezione attiva. Quel tipo di oggetti si conferisce senza esibirlo, senza sottoporlo a valutazione e senza chiedere conferma davanti alla famiglia. Se c’è un dubbio, si chiede in privato al referente, non nel mezzo del salotto con tre parenti presenti.
È una piccola cosa che fa una differenza enorme nel modo in cui la giornata viene ricordata.
Se i dati riguardano altre persone
Un aspetto poco considerato. La casa di un professionista può contenere documenti relativi ai suoi clienti, quella di un privato può contenere corrispondenza che riguarda terzi. Quei documenti non sono semplicemente carta, perché contengono dati di persone che non hanno voce in capitolo.
Vanno trattati con lo stesso criterio che si usa in un ufficio: separati, non conferiti integri, distrutti dove serve. È il motivo per cui insisto tanto sulla fase di raccolta dei documenti prima del resto.
Riassumendo
Chi svuota una casa vede tutto, e non si può promettere il contrario. Si può promettere cosa se ne fa. Non commentare, non leggere, non raccontare, non fotografare il privato, segnalare invece di decidere. Hai il diritto di sapere chi entra, cosa succede a documenti e valori, dove finiscono le foto e come vengono trattati i tuoi dati. E gli oggetti imbarazzanti si gestiscono senza esibirli davanti alla famiglia.
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