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Guida pratica

Accumulo e disposofobia: affrontare lo sgombero con rispetto, insieme alla persona

Che cos'è il disturbo da accumulo, come parlarne, da dove cominciare per la sicurezza e come procedere a piccoli passi senza rompere la fiducia

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Quando una casa si riempie al punto che il letto non serve più per dormire e la cucina non si usa più per cucinare, il problema non riguarda gli oggetti ma la persona che ci vive. Il disturbo da accumulo, chiamato anche disposofobia, è una condizione riconosciuta dall'Organizzazione mondiale della sanità, e uno sgombero fatto di nascosto o in un giorno solo di solito peggiora le cose. Questa guida è per i familiari e per chi vuole aiutare: come riconoscere la situazione, come parlarne senza ferire, da dove cominciare per la sicurezza, come procedere per zone piccole e a chi rivolgersi a Torino.

Una condizione, non una colpa

Il disturbo da accumulo è descritto dall'Organizzazione mondiale della sanità nella classificazione ICD-11, con il codice 6B24: l'accumulo di oggetti rende gli spazi di vita ingombri al punto che il loro uso o la loro sicurezza sono compromessi, per il bisogno di conservare e per l'angoscia che separarsene provoca. Non nasce da pigrizia o disordine. Il segnale più chiaro è la perdita di funzione delle stanze, più della quantità di cose.

Lo sgombero d'urto non funziona

Approfittare di un ricovero per svuotare tutto in un giorno sembra la soluzione più semplice. Di solito produce due effetti: la persona si sente derubata e chiude ogni rapporto di fiducia, e gli spazi liberati si riempiono di nuovo, a volte più in fretta di prima. Senza la sua partecipazione, lo spazio liberato non dura.

Prima la sicurezza

Il primo obiettivo da proporre non è liberare la casa ma renderla sicura: un passaggio libero fino alla porta, il letto utilizzabile, il bagno raggiungibile, i fornelli sgombri da carta e stoffa, i termosifoni e le stufe senza oggetti appoggiati. Sono priorità che quasi tutti accettano, perché riguardano l'incolumità e non il valore delle cose. Se c'è un pericolo immediato, come odore di gas o una persona che non riesce a muoversi, si chiama il 112.

Zone piccole, decisioni piccole

Si lavora un armadio o un angolo alla volta, in sessioni brevi concordate prima, con una pausa vera fra una e l'altra. Ogni oggetto si mostra prima di farlo uscire, e le decisioni le prende la persona. Si accetta di lasciare qualcosa: tre scatole conservate su venti valgono un percorso che continua. Dove c'è già un medico, uno psicologo o un servizio sociale che segue la persona, ci si coordina con loro.

A chi rivolgersi a Torino

Il primo riferimento è il medico di famiglia. I Centri di salute mentale dell'ASL Città di Torino si possono contattare direttamente, senza impegnativa. Per situazioni igieniche gravi che coinvolgono i vicini interviene il servizio di igiene pubblica dell'ASL; per gli animali, il servizio veterinario. Se la persona non è più in grado di curare i propri interessi, il giudice tutelare può nominare un amministratore di sostegno.

Passo per passo

  1. Osservare senza giudicare

    Annotare quali stanze hanno perso la loro funzione, se ci sono rischi immediati e come la persona vive la situazione, prima di proporre qualunque intervento.

  2. Parlarne con la persona

    Scegliere un momento tranquillo, partire da un obiettivo che le sta a cuore, come tornare a cucinare o ricevere un nipote, ed evitare parole come spazzatura o roba da buttare.

  3. Coinvolgere chi può aiutare

    Parlarne con il medico di famiglia e, se serve, con il Centro di salute mentale o con il servizio sociale, e chiedere di coordinarsi con chi già segue la persona.

  4. Mettere in sicurezza la casa

    Concordare per prime le priorità di sicurezza: passaggio libero verso la porta, letto, bagno, fornelli, impianti e termosifoni sgombri.

  5. Procedere per zone piccole

    Lavorare un armadio o un angolo alla volta, in sessioni brevi e concordate, mostrando ogni categoria di oggetti prima di farla uscire.

  6. Separare ciò che va protetto

    Mettere da parte documenti, fotografie, denaro e oggetti di valore che emergono fra gli strati, e consegnarli alla persona o a chi ne ha titolo.

  7. Gestire igiene e materiali particolari

    Chiamare una ditta specializzata in caso di infestazioni, rifiuti organici o rischio biologico, e tenere separati farmaci, prodotti chimici e apparecchi elettrici.

  8. Mantenere nel tempo

    Concordare visite regolari, piccole regole come un oggetto che entra e uno che esce, e un sostegno che continui anche dopo lo sgombero.

Da tenere a portata di mano

  • Un quaderno per annotare accordi, zone e decisioni
  • Scatole robuste con etichette di colori diversi
  • Guanti, mascherina e calzature chiuse
  • Lampada portatile
  • Sacchi resistenti per i rifiuti
  • Contenitore a parte per documenti e oggetti di valore ritrovati
  • Recapiti del medico di famiglia e del Centro di salute mentale di zona

Nel PDF completo

Questa pagina è la sintesi. La guida da scaricare ha 11 pagine, con gli schemi e le liste di controllo da stampare:

  • Quando le cose prendono il posto della casa
  • Che cos'è il disturbo da accumulo
  • Valutare la situazione
  • Prima di tutto la sicurezza
  • Chi decide
  • Come parlarne
  • Il metodo: zone piccole, decisioni piccole
  • Igiene, materiali e ritrovamenti
  • Quando la persona non c'è più
  • Dopo lo sgombero: mantenere
  • A chi rivolgersi a Torino

Schemi: Da dove comincio?; Una sessione di lavoro; Un percorso a tappe.

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Domande frequenti

Posso svuotare la casa di mio padre mentre è in ospedale?

Se tuo padre è in grado di decidere, no: la casa e le cose sono sue, e uno svuotamento a sua insaputa rompe la fiducia e di solito non dura, perché gli spazi si riempiono di nuovo. Durante il ricovero puoi fare solo ciò che serve alla sicurezza, come svuotare il frigorifero o liberare un passaggio, dicendoglielo. Se non è più in grado di decidere, la strada è l'amministratore di sostegno.

Come capisco se è disordine o disturbo da accumulo?

Il disordine riguarda cose che non si ha avuto tempo di sistemare, e chi lo vive le lascia andare senza grande fatica. Nel disturbo da accumulo separarsi dagli oggetti provoca un'angoscia vera, e le stanze perdono la loro funzione: il letto non si usa, la cucina non si raggiunge. La valutazione spetta a un medico o a uno psicologo; tu puoi osservare e descrivere.

A chi posso chiedere aiuto a Torino?

Comincia dal medico di famiglia, che conosce la persona e può indirizzarla. I Centri di salute mentale dell'ASL Città di Torino accettano anche l'accesso diretto, senza impegnativa. Il servizio sociale della Città può affiancare la famiglia, e per situazioni igieniche gravi o che riguardano il condominio c'è il servizio di igiene pubblica dell'ASL. In caso di pericolo immediato, il numero è il 112.

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La guida dà indicazioni generali e non sostituisce il parere di un notaio, di un avvocato o di un commercialista sul tuo caso.

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